la prova francese

in questi giorni i dipendenti delle ferrovie dello stato francese hanno iniziato un periodo di sconvolgimenti sindacali che dureranno almeno fino a giugno, a meno di non essere accontentati prima.

contestano la proposta di riforma del settore presentata dal governo di macron.

i “ferrovieri” francesi sono tra i dipendenti al mondo più protetti.

e questo è un fatto.

sono fatti anche gli orari difficili, il duro lavoro fisico, gli stipendi in alcuni casi non elevati e altre seccature.

ma di seccature ne hanno moltissimi altri lavoratori che non sono, però, protetti come i “ferrovieri” francesi.

che è sempre il fatto di prima.

entro il 2019 per i treni locali e il 2020 per l’alta velocità (lgv in francese) la francia dovrà garantire la libera concorrenza nel settore ferroviario che, ad oggi, è completamente assente (a parte nel settore merci, liberalizzato nel 2003).

quando si arriverà alla libera concorrenza, per ovvie ragioni, le ferrovie francesi statali perderanno dei passeggeri e quindi biglietti e quindi soldi, esattamente come ne hanno persi dal 2003, quando hanno perso il monopolio del settore merci.

i “ferrovieri” francesi sono soprattutto preoccupati che la riforma di macron porti ad una parziale o totale privatizzazione delle ferrovie statali che, per via di un problemino, non potranno mai essere concorrenziali nei confronti di nuove pimpanti start-up private.

il problemino si chiama, ad oggi, 46 miliardi di euro di debito.

debito che aumenta, solo di interessi, di 1 miliardo all’anno.

ebbene…arrivo alla “prova francese” del titolo di questo mio odio.

sapete come si sono creati quei, ad oggi, 46 miliardi?

23 non ne ho idea (o almeno non saprei citare un attendibile elenco di cause).

23 li hanno creati la progettazione, costruzione e gestione della rete ad alta velocità francese, la lgv, quella che da noi si chiama TAV che, come in francia, è già causa di miliardi di debiti nelle nostre ferrovie.

eh già…l’alta velocità italiana! così com’è, incrementa ogni giorno anche il nostro grandioso debito pubblico che, già da molti anni, ci fa salire sul podio dei mondiali di categoria: al momento il giappone sembra irraggiungibile, ma se persevereremo ce la possiamo fare!

l’attuale alta velocità italiana è foriera di debito pubblico esattamente come lo è quella francese.

che, infatti, hanno smesso di promuoverla, progettarla e costruirla.

noi, invece, paese di poeti, santi, navigatori e palazzinari innominabili, continuiamo a volerne progettare e costruire di nuova.

per esempio come l’alta velocità che vorrebbero fare passare in valle di susa.

tenendo in considerazione tutti gli esempi dei lavori pubblici italiani nei secoli seculorum, la nuova linea ad alta velocità susa-st. jean de maurienne potrebbe arrivare senza problemi a costare quanto l’attuale debito delle ferrovie francesi.

46 miliardi di euro.

 

[è sempre bello chiudere un racconto, articolo o post con una frase ad effetto…è una delle regole della scrittura creativa.

però mi sentivo in dovere di sottolineare il concetto espresso qui sopra: 46 miliardi di euro.

l’aumento medio dei costi dei grandi lavori pubblici italiani rispetto ai costi da progetto esecutivo è pari al 30%, ma spesso ha superato il 100% per arrivare anche al 500%. nel post “il lento treno veloce” ne ho parlato un po’. il costo della linea ad alta velocità susa-st. jean de maurienne è inferiore ai 15 miliardi di euro (che è un totale assolutamente banfato al ribasso) ma, se ci aggiungiamo tutte le opere correlate e accessorie a partire da torino, i costi della progettazione che va avanti da 20 anni, gli imprevisti geologici, il costo dell’impatto ambientale delle milioni di tonnellate di materiale che transiterà da e per la valle di susa e altre bazzecole che al momento non mi vengono in mente, si arriverà sicuramente a quei 46 miliardi strillati qui sopra.

fidatevi…il mio secondo nome è cassandra.]

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