l’opportunismo della violenza

martedì il calcio italiano è tornato a farsi conoscere da tutti quelli che non praticano o guardano il calcio italiano.

un gruppo, neanche tanto esiguo, di sostenitori della roma in trasferta a liverpool hanno premeditato e attuato un agguato ai tifosi avversari nei pressi di una birreria. tra gli altri, un uomo di 53 anni è stato aggredito da non meno di 2 sostenitori della roma subendo seri traumi alla testa che lo hanno mandato in coma.

la polizia inglese sembra che abbia individuato i principali responsabili delle peggiori violenze: 2 di questi sono stati arrestati con l’accusa di tentato omicidio. durante la prima udienza, però, il reato è stato derubricato ad aggressione, lesioni gravi e disordini.

la roma calcio si è affrettata a rilasciare un comunicato di condanna “dell’aberrante comportamento di una ristretta minoranza di tifosi in trasferta”.

ci sono delle volte in cui mi sembra di vivere in una società comicamente grottesca.

se una persona con un martello o un bastone inizia a colpirne un’altra su tutto il corpo, testa compresa, facendola cadere e continuando a colpirla, a me sembra logicamente razionale pensare ed affermare che la prima persona voglia uccidere la seconda.

se sei un completo idiota, con un quoziente intellettivo da subnormale, forse puoi anche non sapere che se picchi una persona sulla testa questa può morire. ma se sei in grado di acquistare un biglietto per viaggiare fino ad un altro paese per poter seguire un evento come una partita di calcio, ahimè, non puoi considerarti subnormale. quindi sei perfettamente in grado di capire che se colpisci una persona con un martello o un bastone puoi ucciderla.

appena letto la notizia dell’arresto ho sperato che l’accusa di tentato omicidio fosse confermata (posto che l’uomo in coma, probabilmente, rimarrà un vegetale, quindi l’omicidio c’è stato e non solo tentato).

invece i sentieri tortuosi della giurisprudenza, anche inglese, riescono sempre a salvare persone che compiono reati che solo per la ragione sono inquadrabili per quello che sono, gravi atti nei confronti del singolo o della società, ma che invece vengono derubricati grazie a fantastici ragionamenti giuridici.

quanto possono contare, a livello politico, qualche centinaia di tifosi violenti della roma, o della lazio, o dell’atalanta, o del napoli, o del lecce o di qualsiasi altro club di calcio? è veramente così necessario consentire a un branco di quasi-umani aggressivi esercitare la loro violenza in uno stadio o vicino ad esso come se fossero in un’arena?

vedete, il problema non è così banale.

non basta pensare “tanto io non vado mai allo stadio, quindi non mi può succedere niente”. può capitare di finire per caso in un posto prescelto da un gruppo di novelli gladiatori o semplici teppisti per esercitare il loro diritto alla violenza. e per caso puoi finire a terra colpito da un martello o da un bastone. e per caso puoi finire in coma e rimanerci fino a quando il tuo cuore ti reggerà.

il tuo aggressore, invece, condannato per aggressione e lesioni, sarà probabilmente fuori dal carcere ancor prima che ti abbiano cambiato il decimo pannolone.

visto che ci sono già i criminali standard, i terroristi, gli automobilisti pirati, gli urbanisti truffaldini, i pazzi sfrenati, i politici avvelenatori dell’ambiente e i meteoriti a mettere a repentaglio la vita di chiunque di noi ogni qual volta decidiamo di uscire da casa, perchè bisogna tollerare l’esistenza anche dei “tifosi violenti organizzati”?

si sa chi sono, si sa dove di radunano, si sa dove agiranno…anche l’ispettore clouseau riuscirebbe ad arrestarli!

e invece, no…bisogna tollerarli.

e ogni volta che “colpiscono” i rispettivi club di calcio si affrettano, sempre, a rilasciare comunicati di condanna sui vergognosi, ignobili, incivili, barbari, infami, turpi, vili, abbietti, ecc.ecc.ecc., atti commessi dai loro “tifosi violenti organizzati”.

e tu, se passavi di lì per caso, sei in un letto di ospedale a riempire un pannolone.

 

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