i ratti

gli italiani, ma non solo, dovrebbero smettere di guardare quelle vaccate che passano in televisione: il  (piccolo) fratello, nemici (pagati), naufraghi (magari), isolotti (almeno eruttassero…).

dovrebbero smettere di ascoltare zerbini travestiti da giornalisti…vespe, fedine, santoregge.

dovrebbero, ma non lo fanno…

perchè pensano che tutte queste “robe” siano interessanti.

ma sbagliano.

niente è più interessante, avvincente, intrigante, falso, ipocrita, infido della politica internazionale.

come, per esempio, la faccenda del giornalista arabo Jamal Khashoggi fatto uccidere da mohammad bin salman perchè lo criticava troppo, oppure la notizia dell’autorizzazione, da parte del governo israeliano, a costruire nuovi edifici a hebron, oppure l’abbandono in un bosco italiano di due migranti da parte della gendarmerie francese, oppure il reportage della bbc che ha scoperto che assad ha usato almeno un centinaio di volte le armi chimiche sui propri sudditi.

oppure la storia del generale ratko mladic.

per i serbi, semplicemente ratko, ”guerriero”, un nome, una garanzia…già dalla nascita.

un eroe, per la maggior parte dei suoi compaesani.

ovvio, durante la guerra in bosnia, tra il 1992 e il 1995, nella regione di srebrenica furono uccisi circa 3000 serbi dai mussulmani bosniaci, e lui, il guerriero serbo, tra l’11 e il 16 luglio 1995, uccise più di 8000 mussulmani bosniac i (cifre discordanti, per alcuni più di 10000).

la proporzione mi fa venire in mente quella, ancora più squilibrata, tra palestinesi e israeliani, circa 5 a 1… senza contare i profughi.

ma i balcani, da 2000 anni, sono un enorme troiaio, dove non si capisce più le ragioni di nessuno.

però, ratko, fece uno sbaglio.

il modo in cui fare la pulizia…

quella etnica.

la pulizia etnica era chiaramente il sistema preferito degli allora capi serbo bosniaci.

ratko, milosevic, karadzic, hadzic, erano già vecchi negli anni novanta, erano convinti che si potesse fare qualsiasi cosa…come una volta.

che qualsiasi cosa si potesse tenere nascosta al mondo…

un mondo che aveva già internet.

non vi sembra lo stesso errore del nuovo boss dell’arabia mohammad bin salman?

ratko è un uomo con una grande fantasia, infatti, a srebrenica, fece qualsiasi cosa.

una volta entrato nel paese, che era un’enclave protetta dall’onu con i caschi blu, olandesi in quel caso…un’enclave che aveva richiamato migliaia di profughi…una volta entrato, il guerriero diede il meglio di se.

si (re)inventò anche lo stupro etnico con madre usa e getta…

una volta nato il nuovo serbo, generato da uomo serbo, la madre mussulmana poteva essere eliminata.

ma, se non ricordo male, fu una tecnica già utilizzata da cinesi, giapponesi e turchi.

gli uomini hanno molta fantasia.

…i caschi blu…

la forza di protezione delle nazioni unite, nati nel 1992, proprio per proteggere la pace nella disgregata ex-jugoslavia.

a  srebrenica erano olandesi…non riescono a dormire ancora oggi.

hermann, un grande autore di storie, nel 1995 scrisse e disegnò sarajevo tango. aveva degli amici bloccati nella città assediata e, i caschi blu, li ha disegnati con il cappello dei puffi perchè a sarajevo li chiamavano così, smurfs…puffi.

colorati, sempre puliti, meno utili di una paletta per cani.

ma non era colpa loro, ma del grande puffo, l’onu e di quello che lo fa muovere, il potere…

il denaro.

qualcuno dice che, in realtà, a srebrenica non ci fu nessun massacro, che fu un complotto ordito da clinton.

sembra, però, che i circa 6000 cadaveri, o resti, fino a poco tempo fa riconosciuti, la pensino diversamente.

ma non si può mai dire, dirà qualche nazionalista serbo…quando ci sono i mezzi economici si può fare tutto.

ratko era un bravo soldato, eseguì gli ordini in maniera ineccepibile.

ah, no…pardon.

in realtà fece tutto da solo, insieme a qualche amico.

nel 2007, la corte internazionale di giustizia dell’aia sentenziò che a srebrenica ci fu un genocidio, che fu condotto dai serbo bosniaci con l’intenzione di eliminare tutta la comunità bosniaca musulmana…

ma che non c’erano prove che l’ordine partì da belgrado.

quindi non si potevano accettare le richieste di risarcimento indette dai parenti delle vittime nei confronti della serbia.

un modo per accontentare qualcuno, senza scontentare completamente l’altro.

perchè, alla fine, il problema è sempre chi caccia la grana e chi no.

ratko era un bravo soldato…un eroe.

faceva le pulizie molto bene.

le pulizie…

carso, bosnia, croazia, kosovo, armenia, tibet, xinjiang, stati uniti, palestina, iraq, ruanda, kenya, sudafrica, australia, palestina e quante altre?

c’è sempre stato molto da pulire nel mondo, molti modi diversi di farlo, anche molto sottili.

e molti modi per negarli anche con i cadaveri ancora caldi davanti agli occhi: “io? non ho fatto niente. erano già lì quando sono arrivato“.

pulizie…

qualcuno è riuscito a disinfettare ogni cosa, anche meglio di ratko.

ratko…

a vederlo oggi sembra un vecchietto malato, ma sono passati soltanto 20 anni da quando era il guerriero.

la serbia voleva entrare in europa e per farlo ha anche accettato di consegnare qualche biricchino…come ratko e karadzic. probabilmente, con il partito SRS o l’attuale SNS sarebbero ancora entrambi uccel di bosco.

ve lo ricordate karadzic? era il leder dei serbo bosniaci, il capo di ratko.

lo hanno beccato con la barba lunga mentre faceva il santone.

ratko…lui no, non si è fatto crescere nessuna barba.

lui è un eroe.

fino al 2006 ha vissuto a belgrado, per oltre 10 anni dopo l’incriminazione per genocidio del 1995.

girava per le strade liberamente, portava a spasso il cane, si faceva curare dalla molte malattie, andava a trovare la madre, prendeva i taxi.

tutti sapevano dov’era.

tutti.

ma la politica gira, a volte vorticosamente, a volte lentamente.

tadic ha vinto le politiche nel 2008, per un pugno di voti…

filoeuropei 1 – nazionalisti 0

ratko, il guerriero, è diventato sacrificabile: “una pre-condizione affinchè la serbia potesse candidarsi a diventare membro della ue” (dice wikipedia).

per 2 anni circa ha vissuto in un villaggio della vojvodina, un po’ contadino, un po’ allevatore, un po’…

ratto.

queste cose, nel “piccolo fratello”, non succedono.

anzi, no, sono le stesse cose.

solo un po’ più circoscritte: una casa, dove l’uomo dà il peggio di se e il mondo fuori a guardare e compiacersi.

pulizie…

chissà quanto dureremo ancora?

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