la repubblica

7 anni fa scrissi questo pezzo. ero a melbourne e il giorno prima qualche deputato leghista aveva abbandonato qualche evento istituzionale mentre suonava l’inno nazionale. erano i giorni successivi al disastro di fukushima in cui berlusconi pontificava su ogni cosa senza capirci un cazzo: esattamente come fa oggi, insieme ad un buon 80% del governo e mezzo parlamento (l’altra metà è solo più difficile sentirla parlare). ma i politici spesso si dimenticano di non essere scienziati e si spacciano ugualmente per onniscenti agitando la loro bella laurea in giurisprudenza.

leggendo ogni giorno di parlamentari che preferiscono farsi belli su twitter, spesso senza averne il merito, per aumentare i followers invece che lavorare per il proprio paese, mi è tornato in mente Goffredo…

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noi fummo da secoli

calpesti, derisi,

perché non siam popolo,

perché siam divisi

raccolgaci un’unica bandiera,

una speme…

un ragazzo di 20 anni, più di 160 anni fa, scrisse, tra gli altri, anche questi versi. 2 anni più tardi, morì a causa  di una grave ferita ricevuta in battaglia. era un idealista, un mazziniano convinto, uno che voleva togliere dalle palle dei futuri italiani gli austriaci. non vide mai la nascita dell’Italia.

molto spesso mi chiedo perchè un uomo deve smettere di credere nei propri ideali, e iniziare a lasciarsi trasportare dal mondo che lo circonda. a vivere come la società pretende.

sembra che si nasca con 2 date di scadenza: quella per gli ideali e quella per la vita.

quando si è molto giovani, come Goffredo, si scrive solo con la pancia. la testa…beh, quella si usa solo per la metrica. spesso si storce il naso, quando si legge, o si sente qualcosa, che si marchia come stucchevole. però è tutta roba onesta che, mentre viene scritta, è sentita veramente. e Goffredo ci credeva. talmente tanto, da morire a 22 anni.

io, a 22 anni, studiavo la tettonica a zolle e guardavo la tv 3 ore al giorno, con la mamma che mi preparava la merenda.

ogni persona nel mondo, dotata di obiettività e raziocinio, da alcuni anni l’italia è tornata a deriderla. anche qui in australia. perché? non centrano le correnti politiche che si identificano come le svolte stradali. le buone idee possono arrivare dall’operaio di fede leninista come dall’imprenditore di fede fascista. centrano soltanto gli uomini. in qualsiasi altro paese del mondo democratico, la metà dei nostri parlamentari, non potrebbe neanche entrare negli uffici pubblici. invece viene eletta. da uomini che, così facendo, pensano di ottenere qualche vantaggio personale.

qui in australia ci si lamenta delle tasse, della sanità, della nuova ondata di immigrazione indiana o cinese, esattamente come in tutto il resto del mondo.

però, quando suona l’inno nazionale, la gente si alza e si stringe uno all’altro. sa che, se vuole vivere in un paese che funziona, ci si può insultare soltanto durante una partita di calcio. e sa anche che, se viene pagato per lavorare, e non fa il suo dovere, il primo rischio non è quello di essere licenziato, è quello di creare un danno al proprio paese.

chissà cosa abbiamo che non va?

oggi ho letto che, in italia, qualche uomo inutile ha abbandonato il posto dove si stava suonando l’inno nazionale.

ho anche letto che, per un solo voto di scarto alla camera, si andrà a votare due volte nel giro di qualche mese. si spenderanno altri soldi. per niente. ma in democrazia, l’errore non è pensare di chiedere un altro parere agli italiani, è quello di non volere che si possa decidere tutto lo stesso giorno.

molti stupidi e soprattutto ignoranti in una materia difficile, hanno dichiarato che, sul nucleare, non si deve decidere dopo eventi tragici, come quelli che si stanno vivendo in questi giorni. che non bisogna commettere lo stesso errore che venne fatto con il referendum indetto dopo cernobyl.

Carlo Rubbia ha detto “non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie. esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo, evidentemente, aumenta con il numero delle centrali.

secondo voi, ha più senso dare retta ad un premio nobel per la fisica, o a un palazzinaro?

Jovanotti dice che viviamo in “un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che hanno ancora il coraggio di innamorarsi”. secondo me, al momento, l’italia è proprio così.

qualche sparuto gruppo di mazziniani continua a credere veramente che l’Italia meriti di essere aiutata. sono tutte quelle persone che ancora mettono passione in quello che fanno senza odiare nessuno. sono innamorati del paese in cui vivono. non potranno che essere innamorati anche del loro compagno.

in lygon st, qui a melbourne, ho trovato un totem con un pensiero di Calvino, “arrivando a ogni nuova città, il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere”.

io ho ritrovato la voglia di innamorarmi.

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