obbedire in silenzio

la storia dell’uomo è ciclica.

anche l’orribile moda degli anni ’80, che pensavo di avere visto affossata, già putrescente, dopo le spalline rombiche, è ritornata  orgogliosamente motivo di sfoggio per molte ragazze (e non usando gli abiti in naftalina dei genitori…no! troppo furbo è il marketing che fa comprare roba vecchia spacciandola per nuova anche se sembra uguale a quella vecchia).

ma, ancora più sorprendentemente, anche la politica è ciclica.

periodicamente, l’uomo sente la necessità di un potente che lo sodomizzi con la sabbia.

[la sodomizzazione con la sabbia è un’antica pratica unna, notoriamente cultura portatrice di fiera durezza: la sabbia permette un attrito maggiore aumentando il piacere del sodomizzatore]

nel ventesimo secolo, le pratiche politiche-sadiche per antonomasia sono state il fascismo e il comunismo, con una appendice chiamata nazismo, non particolarmente più originale del mammapadre fascio, se non per i colori e per il plagio di simboli induisti-asiatici.

insieme, il comunismo, il fascismo e il suo aborto, il nazismo, hanno fatto più morti di ogni altra forma di governo mai architettata dall’uomo in tutta la sua permanenza sulla Terra.

e non è che, durante queste grandiose forme di governo, quelli rimasi vivi se la passassero meglio di molti  morti.

una buona fetta di italiani pensava che il sodomizzatore sabbioso fosse già arrivato da arcore, con il suo carico di televisioni e cognati socialisti.

invece, no! quello era solo petting.

e neanche troppo spinto.

agli italiani non sono bastate più evidenze di quelle che i vangeli hanno messo di fronte a san pietro…no! hanno eletto per 20 anni un personaggio che trasuda ambiguità morale e giuridica da ogni orifizio e che, probabilmente, sperava di sodomizzare molto ma, ahimè, l’età è un freno per tutti.

dunque, dopo il vecchio biscione che ancora, pietosamente, si muove, gli italiani avevano bisogno di qualcuno che ce l’avesse ancora più duro.

ed ecco che, dopo il lascivio centro-social-democristiano agli italiani è stato ripropinato il vecchio fascismo ma, a differenza degli stilisti di moda, molto più onesti nella loro faccia tosta, è stato ribattezzato sovranismo.

badate che, anche il fascismo, nei suoi inizi, è stato democratico: il grandisssssimo statista, prosciugatore di paludi, benito mussolini ha abolito le elezioni solo nel 1925. certo, anche prima induceva a credere alle proprie idee a forza di manganelli ostentati, però, nei primi anni, un po’ di dibattito lo consentiva.

dopo il ’25, il dibattito era: 1 persona affacciata al balcone diceva quello che voleva e gli altri 45 milioni dovevano crederci. e obbedire.

sempre.

ogni volta.

anche a cose come “vincere e vinceremo” o “l’italia in camicia nera è e sarà invincibile”.

anche il sovranismo, in quanto clonazione del mammapadre fascio, ha la dittatura nel suo dna evolutivo.

già si vede nei dibattiti politici di oggi: il politico sovranista non tollera il contraddittorio, soprattutto quando si parla di numeri (e, a proposito di numeri, il buon comandante sovranista è riuscito a mettere a capo dell’istat un suo uomo…tutto si può dire tranne che non sia uno stratega!).

soprattutto quando si parla di soldi imboscati.

soprattutto quando si parla degli stessi argomenti populisticamente identici a quelli del mammapadre fascio: immigrazione, nazione, procreazione e leonardo da vinci.

ed è proprio quando il nuovo fascio-sovranista parla di storia che nasce il paradosso.

associare il concetto di nazione al buon vecchio leonardo da vinci, vissuto tra fine ‘400 e inizio ‘500, significa non capire un tubo.

ma, soprattutto, un fasciosovranista non si rende conto che oggi può dire e fare quello che vuole proprio grazie al sistema democratico in cui vive mentre, se il sovranismo si evolvesse fino allo stadio per cui è geneticamente programmato, dovrebbe assecondare qualsiasi volere del dittatore finale.

in caso di sovranismo maturo, il fascio-sovranista di oggi dovrebbe genuflettersi ogni qual volta un piccolo, insipido e squallido quadro-dirigente-gerarca gli dicesse di farlo.

e, onestamente, credo che a nessuno piacerebbe genuflettersi davanti ad uno che gli dice:

obbedisci in silenzio”

[“obbedire in silenzio”: citato sui muri dell’aeronautica sicula, a palermo, in occasione della visita del duce dell’estate 1937]

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