i wat di chiang mai

era tempo che scrivessi qualcosa sulla principale attrazione di chiang mai.

sono tante le cose da fare e vedere in questa bellissima città del nord della thailandia, tanti i piatti da gustare, tanti i locali da frequentare e tantissimi gli oggetti da comprare…però, diciamocelo, se a chiang mai non ci fosse la più alta concentrazione di wat del mondo, sarebbe ugualmente meta di milioni di turisti? se tra città e periferia non si contassero circa 200 templi principali, e degli elefanti non te ne fregasse una emerita cippa, per quale motivo dovresti andare più a nord di sukhothai, il centro archeologico più importante della thailandia? d’accordo, più a nord ci sono le foreste, le montagne alte come il musinè, le donne con il collo più alto del mondo messe in mostra come i gibboni allo zoo e il cazzo di triangolo d’oro…dove neanche euclide ci andrebbe se non lo convincessero a forza di calci sullo scroto.

quindi…avete capito che se toglieste i wat, chiang mai sarebbe come pisa senza piazza dei miracoli, come ravenna senza teodorico, come cremona senza mostarda e stradivari, come trapani senza saline, come santiago senza cammino, come atene senza partenone, come lanzo senza i torcetti…devo continuare, avete capito il senso?

ecco…a chiang mai i turisti vengono per i wat poi, se avanza tempo, vanno a spazzolare il culo degli elefanti, giocare nei parchi “avventura” dove ti fanno le foto mentre fai le facce da pirla per attirare altri turisti, vanno a fare i corsi di massaggio di primo livello in cui ti insegnano solo le mosse senza spiegarti perché le devi fare, vanno a fare le escursioni di un giorno al triangolo d’oro dove ti portano su un fiume e ti dicono che da lì partono 2 cateti e 1 ipotenusa, vanno a farsi fare i massaggi ai piedi al sunday market da qualche anziano thai che sembra pregno di saggezza ed esperienza e invece è solo un contadino che hanno temporaneamente strappato dai campi per attirare i turisti con i suoi solchi espressivi…e vanno anche a fare tante altre cose…ma solo dopo i wat.

senza andare troppo nei dettagli i wat sono dei complessi monastici in cui sono presenti almeno un tempio, un chedi e un edificio stile foresteria per i  monaci. in pratica è l’equivalente di un monastero cristiano, con la differenza che i wat sono aperti ai laici (con qualche restrizione per le donne in qualche tempio).

gli elementi più attrattivi di un wat per il turista occidentale medio sono il chedi e la facciata del “phra ubosot”, il tempio principale.

il chedi è come uno stupa, una sorta di edificio pieno a forma di cono, posto su una base a mo di piedistallo, contenente delle reliquie; il chedi può o meno presentare delle nicchie in cui sono alloggiate delle statue del Buddha. l’architettura del chedi dipende, ovviamente, dal periodo storico della sua prima costruzione, dall’influenza culturale laotiana, cambogiana o birmana, dal numero di volte in cui è stato restaurato e dall’estro artistico del “priore” del wat. ed ecco, quindi, che il chedi può mostrarsi in muratura, in stucco bianco, ricoperto di bassorilievi, verniciato di smalto, rivestito da lastre metalliche argentate o dorate, piastrellato, tappezzato di vetri colorati, addobbato di teli gialli e/o arancioni o di formelle di vario genere, o ancora, può avere forme semplici oppure una sfilza di “gradini” in stile ziqqurat, con pennacchi esili e ricoperti da lastre intarsiate oppure massicci e verniciati con smalti dorati.

il tempio principale è un edificio con un tetto a capanna generalmente molto spiovente, a base rettangolare, con una scalinata delimitata da balaustre a forma di serpente (il naga, la cui rappresentazione più famosa è quella di “mucaninda”, il serpente a 7 teste che protesse il Buddha storico durante la meditazione che portò la sua illuminazione) e con la facciata e il profilo del tetto decorati in maniera sfarzosa. all’interno del tempio principale è contenuta l’immagine del Buddha più importante, davanti la quale, monaci e fedeli vanno a pregare.

c’è un detto, del classico turista occidentale che viene a chiang mai, abituato a visitare qualsiasi cosa alla velocità di un amplesso equino (hanno dei piselloni, ma sono molto veloci): visto un wat, visti tutti. ecco, normalmente, quando sento qualcuno che lo dice, mi limito ad assecondarlo e a ricordargli che dopo pochi minuti inizierà il grande fratello e…”su, su, non arrivare tardi!”. quello stesso turista è quello che dirà la stessa cosa dopo aver visto 3 monasteri, 2 templi hindu, 1 moschea e 1 statua del Buddha: il turista che preferisce visitare un sacco di posti per portare a casa tante foto, ma che non vuole capire un cazzo di quello che vede.

a chiang mai abbiamo visitato 87 wat (compresi i 30 all’interno del complesso archeologico di wiang kum kam), di questi, una decina, presentano architetture praticamente identiche e contenuti non particolarmente apprezzabili, ma in tutti gli altri abbiamo potuto notare elementi caratteristici degni di essere visitati e in cui perdere molto più del tempo necessario per un click: la presenza di una statua particolare, l’architettura del chedi, il numero di templi secondari, il giardino, la presenza del “mondop”, la biblioteca a palafitta sopra una vasca per preservare i testi dai tarli, il numero di monaci, la presenza della scuola, un ambiente vivace come un centro culturale-artistico, la torre della campana, ecc., ecc.

su qualsiasi guida sono riportati i nomi dei wat assolutamente da non perdere, una decina, ma basta camminare senza paraocchi o girare in bicicletta per le strade di chiang mai per imbatterti in tanti altri wat curiosi e affascinanti. in uno qualsiasi, poi, ti puoi imbattere in una cerimonia o in un monaco che potrà raccontarti la storia del wat, accenderti le luci dei templi, accompagnarti a vedere un elemento particolare o, semplicemente, ti offrirà da bere: a me è capitato solo una volta, a padova, nella chiesa degli eremitani, che un prete (non un novizio, proprio il sacerdote supremo) mi si avvicinasse senza essere stimolato con un pungolo da bestiame con attaccato un biglietto da 50€, e iniziasse a raccontarmi la storia della chiesa suggerendomi anche dove andare a mangiare. differenze culturali…

volete una lista dei wat da vedere? eccola, nell’ordine in cui li abbiamo visitati…e ricordate che la trascrizione in alfabeto romano non è sempre la stessa (io ho usato la versione che riportavano le targhe dei wat stessi):

wat bupparam (fuori dalla old city, a est, su tha phae rd.)

wat phan on (est old city, sulla ratcha damnoen rd., vicino al tha phae gate)

wat umong mahathera chan (est old city, su ratcha phakhinai rd)

wat chedi luang (nel centro della old city, uno dei 3 più famosi)

wat phantao (nel centro della old city, di fianco al chedi luang, uno dei 3 più famosi)

wat phra singh (ovest old city, uno dei 3 più famosi)

wat jetlin (sud-est old city, su phra pokkhao rd)

wat pan whaen (sud old city, su ratcha makkha rd soi 6)

wat chiang yun (fuori dalla old city, su mani noppharat rd, la strada a nord del fossato)

wat fa ham (sulla sponda sinistra del ping river, su charoen rat rd in direzione della super highway)

wat sri suphan (fuori dalla old city, a sud, sulla wualai rd – quella del saturday market – soi 3)

wat lok molee (fuori dalla old city, su mani noppharat rd, la strada a nord del fossato)

wat dab phai (nord-ovest old city, su singharat rd)

wat raja mounthien (sul confine nord dell’old city, su sip hum rd, a sud del fossato)

wat suan dok (fuori dall’old city, a ovest, su sutheo rd)

wat chiang man (nord-est old city, su ratcha phakhinai rd)

wat chediliem, wat sao hin, wat si bun rueang e tutti gli antichi ruderi dei wat di wiang kum kam (a circa 5 km a sud dell’old city, sulla sinistra del ping river)

wat umong (a circa 3 km a ovest dell’old city)

tanticchi, vero? e non ne abbiamo visti almeno un altro centinaio!

ce la saremmo meritata la stellina di bravi lupetti?

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