la sedia…9 anni dopo

durante il mio viaggio in australia, spesso arrivavo dove mi portava la mia bianchi.

mi è sempre piaciuto capire come vivono gli uomini negli altri paesi.

per capirlo, non c’è niente di meglio che vagare senza meta.

mentre sono stato ad alice springs, ho preso tutte le strade che si allontanavano dal centro, trovandomi, a volte, in mezzo al nulla in meno di 10 minuti.

un giorno sono finito in uno dei vecchi cimiteri di alice.

quello in cui è seppellito Albert Namatjira, uno dei più importanti pittori aborigeni.

e lì, l’ho vista.

il tempo si è fermato.

è stato congelato in un singolo fotogramma.

come se il proiettore volesse spiegarti che, il movimento, a volte, non serve.

una delle cose più belle che si possono fare quando sei in un paese nuovo, che non conosci, è vagare.

nessuna guida, nessuna informazione, nessun tour organizzato…solo i tuoi piedi, o la tua bici, che seguono la tua ispirazione.

e allora rischi di finire in un posto che potresti trovare ovunque.

un posto che, forse, hai anche sotto casa.

però, in questo posto, puoi trovare qualcosa che ti parla.

che ti racconta una storia.

solo con un’immagine.

edie è morta il 24 novembre 1974. il suo corpo è stato seppellito in quello che, adesso, è il vecchio cimitero di alice.

ieri, sei mesi fa, vent’anni fa qualcuno ha preso una sedia e l’ha portata vicino alla croce di edie…

…una sedia che adesso sembra un albero.

poi si è seduto.

una croce, una sedia e un prato inaridito…

una storia si può raccontare anche così.

semplicemente.

ogni sera, durante la mia permanenza in australia, scrivevo un post su quello che fu il mio primo blog.

alla fine della giornata in cui incontrai la croce di edie, scrissi il pezzo qui sopra.

l’ho ripreso perchè la foto della sedia vicino alla croce di edie è la fotografia più bella che abbia mai fatto.

l’ho scattata il 9 aprile del 2011.

molte altre sono piaciute di più.

ma questa, ogni volta che la vedo, mi fa riprovare tutte le sensazioni di quel giorno.

sono passati quasi 9 anni, ma sento ancora l’odore dell’erba secca, il caldo e il brivido di quando vidi, per la prima volta, la sedia.

scattai la foto che vedete sopra.

il giorno dopo tornai di nuovo al cimitero con tutte le batterie cariche e scattai oltre 50 foto da tutte le posizioni a da tutte le distanze.

la foto più bella rimase la prima.

però, il secondo giorno feci una cosa che non avevo fatto il giorno prima.

lentamente, mi sedetti sulla sedia, evitando di muoverla anche solo di un millimetro.

indossai il mio cappello e guardai di sfuggita la tomba di Namatjira.

poi, chiusi gli occhi.

e giurai che non avrei mai smesso di vagare.

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