biologi, tuttologi o fisioterapisti?

dopo pestilenze e bufere, dopo potature e clausure…

è arrivato il momento di sparare sulla croce rossa del sapere.

ovvero, l’università italiana.

c’è molta gente che descrive le università italiane come tra le migliori al mondo: esattamente come andreotti quando negli anni ’80 raccontava che l’italia era la terza potenza economica mondiale (e non ho ancora finito di ridere!). siamo sicuramente bravissimi a descrivere i capitelli corinzi…ma per quanto riguarda gli aspetti scientifici siamo molto indietro (e, tra l’altro, per salire un po’ nelle graduatorie si utilizzano spesso infidi trucchetti, come produrre tonnellate di pubblicazioni insulse solo per dire di averne pubblicate, appunto, a tonnellate).

ma veniamo a noi…anzi, a me.

 visto che siete in 5 a leggere, forse ricordare che sono tornato a studiare è superfluo…ma in occidente si vive nel superfluo.

quindi lo ricordo: da ottobre sono una matricola di fisioterapia.

come funzione la laurea triennale in fisioterapia appartenente alle oltre 20 professioni sanitarie riconosciute dalla legge italiana?

l’anno è diviso in 2 semestri ognuno dei quali suddiviso in lezioni, esami e tirocinio, svolto affiancando fisioterapisti in ospedali, ambulatori o centri di rieducazione; in particolare, in molti casi, seguiamo le lezioni insieme ad igienisti dentali, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia ed altre professioni sanitarie: si chiamano corsi integrati.

se vi state chiedendo come si possano conciliare professioni di laboratorio con altre a contatto umano (in tutti i sensi), vi state già facendo più domande di quanto il ministero dell’istruzione permetta.

ma perchè ritornai a sedermi sui sacri deschi dell’italico sapere?

perchè, come disse il babbo di jerry calà nel “il ragazzo del pony express”: “QUESTO PEZZO DI CARTA, TI APRIRÀ LE PORTE DEL MONDO!” (proprio così, urlando).

poi, lui è finito a fare il pony express…un rider di oggi, solo più figo.

ovviamente è una burla (o un bazinga!).

alla soglia dell’aspettativa di vita di un nord coreano non posso certo pensare che un pezzo di carta possa fare la differenza.

diciamo che, se arriverò a detenere il diploma di laurea in fisioterapia, potrò finalmente dire che i miei massaggi sono anche terapeutici e non servono solo “per rilassare” (e, in realtà, in un mondo in cui la metà delle malattie sono generate dallo stress, dire che un massaggio professionale non è terapeutico significa non capire un tubo di fisiologia).

parlo di pezzo di carta perchè, ahimè, dopo 6 mesi dall’iscrizione all’upo (che non è il maschio monco dell’upupa, ma l’università del piemonte orientale), mi viene da pensare che, oltre all’utilità delle ore di tirocinio, ciò che otterrò sarà solo la pergamena che mi dichiarerà di nuovo dottore.

perchè?

perchè in italia l’università forma tuttologi e non specialisti.

nel primo semestre (formato in realtà da 2 mesi e mezzo di lezioni) ho seguito 13 (!!!) materie, tra cui: statistica, biochimica, biologia, genetica, fisica e informatica teorica.

su 13, la metà sono materie superflue. per fortuna, solo un professore avrebbe meritato di essere flagellato sullo scroto…gli altri se la sono cavata piuttosto bene.

a parte fisica, informatica e statistica, tutte le altre tra le superflue sono di stampo biologico (atomico, molecolare e cellulare…più grande no, diventerebbe troppo pratico).

perchè dico che sono superflue metà delle lezioni che ho seguito fino ad oggi? (e questa mattina ho iniziato il settimo corso di biologia travestita con un altro nome: impiantologia e meccanobiologia).

perchè sono cose che ho già vissuto.

visto che ho già una laurea e sono già dottore mi sembra di rivivere nello stesso universo parallelo in cui finii teletrasportato ai tempi del corso di laurea in geologia: ti laurei e non sai niente del lavoro del geologo applicato (la specialità del 99% dei geologi che vivono dei contenuti della loro laurea e non solo perchè sono laureati).

un universo parallelo dove il ministero dell’istruzione, gli atenei e i docenti vivono rimanendo ben lontani della realtà e facendo finta di non sapere cosa andrà a fare il laureato delle materie scientifiche (quelli delle materie umanistiche, lo sanno benissimo cosa andranno a fare: una casa di cartone sotto i ponti).

culliamo e portiamo in trionfo un’università che privilegia la formazione di ipotetici ricercatori che, però, non arriveranno mai ad esserlo: il 99,9% dei laureati non farà mai ricerca e non lavorerà mai in un’università. e qui la statistica è molto utile (ma non c’è bisogno di fare un intero corso per capirlo): meno di un laureato su 100 va a fare ricerca. però i corsi di laurea, con decine di materie, sono fatti per loro.

infatti, ho seguito una marea di corsi tenuti da biologi e solo due da fisioterapisti: istologia, biochimica, biologia, genetica, patologia, immunologia, microbiologia, meccanobiologia…sembra di vivere dentro ad una cospirazione di biologi che privilegiano le professioni sanitarie di laboratorio che non toccano mai alcun essere umano.

ma qualcuno ha spiegato a questa gente che i fisioterapisti, per mettere a posto spalle e ginocchia, devono toccare i pazienti?

e, allora…

perchè tanto odio?

ma veniamo di nuovo a me.

nel primo semestre ho seguito 44 ore di statistica e solo 30 di fisiologia…e ancora, 40 ore tra fisica e informatica e solo 36 ore di anatomia. mentre con i miei compagni mi sollazzavo con materie di cui si dimentica il nome 15 minuti dopo aver sostenuto l’esame, i professori dei fondamentali dovevano galoppare per spiegare tutto il programma.

mentre noi italici studenti, con la colla dei post-it, ci attacchiamo sulla fronte oltre 20 materie in un anno (in realtà sono solo 4 mesi e mezzo di lezioni), in inghilterra ne approfondiscono 6-8, non di più; stessa storia in francia e states (solo per citare 3 paesi dove ho controllato i piani di studi).

risultato?

dopo 3 anni si ha una vasta produzione di tuttologi: esseri dal sapere superficiale che sanno un po’ di tutto ma che non sanno un cazzo di niente.

il problema non è presente solo all’upo, ma anche in tutti gli altri atenei italiani (il piano di studi è ministeriale): fisioterapisti usciti da torino, genova, napoli, milano e  cagliari mi hanno tutti detto che, dopo la laurea, per avere strumenti pratici per guarire i pazienti hanno dovuto seguire corsi, master o andare in qualche scuola di osteopatia.

perchè? perchè la cassetta degli attrezzi che l’università italiana fornisce ai neo-fisioterapisti è troppo povera e scarna (al massimo, un martello e un cacciavite piatto).

e questo perchè avviene?

perchè se perdi 300 ore ad elargire insegnamenti di materie superflue, non hai più tempo per insegnare materie pratiche o approfondire l’anatomia, la fisiologia e la biomeccanica del corpo umano.

e perchè il piano di studi dei fisioterapisti è così infarcito di materie superflue o ha così poche materie pratiche? boh…che sia veramente una cospirazione dei biologi?

fisica, informatica teorica (parlo proprio di come funziona un computer e dei pezzi che ha al suo interno), statistica, genetica, biochimica e biologia (e parlo degli orbitali atomici e della biologia della cellula), microbiologia (e parlo di come sono fatti i batteri), patologia (e parlo dei meccanismi molecolari delle patologie), immunologia (e parlo degli aspetti molecolari di antigeni, recettori e anticorpi) sono tutte materie interessanti e sicuramente formative per il perfetto archetipo di studioso del ‘700, che sapeva un po’ di tutto dello scibile umano.

ma nel mondo di oggi (e anche di 30 anni fa!) il tuttologo non serve ad un cazzo: servono professionisti specialisti nel loro campo.

un fisioterapista può fare molte cose: non fa soltanto camminare le vecchine o non cura soltanto il mal di schiena  o una spalla congelata o un ginocchio artrosico e non rieduca solo un’articolazione traumatizzata o una persona che ha subito un trapianto di protesi. può fare tante altre cosette belline e utili.

e dopo la laurea triennale può anche continuare per altri 2 anni e conseguire quella magistrale (ma lo fanno in pochi…e dopo aver intravisto il piano di studi, capisco anche perchè).

ma 9 volte su 10, il fisioterapista fa le cose che ho riportato qui sopra e, comunque, anche quando deve fare qualcos’altro,

al fisioterapista, per fare il fisioterapista…

di come è fatto un pilo del batterio, della delezione terminale del braccio corto del cromosoma 5, di come si colora un tessuto biologico da vedere al microscopio, di come si muovono i flussi di dati dalla ram al microprocessore di un computer, del 90% del programma di statistica, di riguardare tutto il programma di fisica del liceo scientifico, che il frammento costante dell’immunoglobulina g lega il fattore c1, ecc., ecc. e (purtroppo), ecc…

non gliene frega un cazzo.

in realtà, non tutto ciò che ho seguito delle materie superflue è da classificare superfluo. all’interno di molte lezioni di questi corsi si affrontano nozioni che possono essere utili per allenare il processo deduttivo necessario alla diagnosi fisioterapica: ma sono tutti concetti che si potrebbero approfondire all’interno di anatomia, fisiologia o biomeccanica senza bisogno di creare dei corsi appositi in cui devi per forza inventarti un programma da raccontare per almeno 20 ore: ed è proprio questo l’inghippo! visto che ci sono un paio di concetti che possono tornare utili, ci costruiscono attorno corsi interi contenenti chili di superfluo (per il fisioterapista).

e la cosa atroce, è che per la mia laurea in geologia seguii solo 21 materie che, all’epoca, mi sembrarono già tantissime.

se mi va bene, alla fine dei 3 anni di fisioterapia ne avrò fatte 50, letteralmente, in un terzo del tempo.

anche un bimbo lo capirebbe: se metti 20 materie in 4 mesi, come fai a farle sedimentare nel cervello degli studenti? se non fai vedere ed insegni come si mettono le mani addosso ad un paziente, come pensi che potrà lavorare un fisioterapista? se non fai (molti) corsi per gestire l’accoglienza e l’interazione psicologica con il paziente, come pensi che un ragazzo di 21 anni riuscirà a gestire un paziente fibromialgico che prova dolore solo se gli soffi sul collo?

e mentre in inghilterra si sparano almeno 200 ore di tecniche manuali in un anno, in italia dobbiamo andare a fare altri corsi dopo la laurea.

un sistema che fa girare molto l’economia.

master da 3000€, corsi di un giorno da 400€, scuole di osteopatia da 11.000€ all’anno…in cui spesso, le lezioni sono tenute da docenti che insegnano anche all’università.

sono un bel giro di soldi!

che non girerebbero se le cose utili venissero insegnate all’interno dell’università.

e questa, ormai, è diventata la prassi: l’università demanda ad altre entità esterne la formazione lavorativa (a pagamento) dei propri laureati.

e quindi…

all’università si va per ottenere un pezzo di carta.

e il mio cruccio è che sti presuntuosi di magnifici rettori e parrucconi che siedono al ministero dell’istruzione non se ne rendono conto o fanno finta di non saperlo o difendono piani di studi contenenti l’universo: piani di studi così fitti che viene da pensare che lo facciano perchè: “facciamogli fare un botto di materie, aggiungiamo anche la supercazzola…magari qualcuna la imbrocchiamo!”.

questa gente vuole ancora un’italia che sforna tuttologi superficiali o sapienti rinascimentali.

che, nel 2021, non servono ad un emerito cazzo.

p.s.

5 volte cazzo in un mio odio…significa che ho gli zebedei che girano veramente tanto!

si astenga il mio amico luca.

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