è sempre compito di qualcun altro

mario esce di casa ogni giorno alle 7:45 per bollare tra le 8:20 e le 8:26 nel grande ufficio del catasto di roma.

a differenza di tanti altri suoi colleghi, che arrivano con oltre mezz’ora di ritardo, mario preferisce arrivare puntuale. poi va nel bar a piano terra e aspetta fino alle 8:55, circa, sfogliando una delle tante copie del messaggero. per le 8:58 al massimo, mario entra nel suo ufficio con 4 scrivanie, sempre vuote a quell’ora, e attende i suoi 3 colleghi per definire cosa fare nella giornata (ma ormai, da quasi 6 anni, da quando è cambiato il responsabile del piano, non fanno altro che scansionare “antiche” mappe catastali, oramai sorpassate dalle, già vecchie, cartografie degli anni ’80).

la giornata finirà alle 16. probabilmente, però, anche quel giorno, mario riuscirà a varcare i cancelli del parcheggio per le 15:40.

ogni giorno, per andare e tornare dal lavoro che gli ha permesso di acquistare la casa ad ostia e al paesello di famiglia, mario passa sulla stessa strada insieme a migliaia di altri romani e ad altre centinaia di impiegati delle decine di uffici dell’eur.

ormai, proprio vicino ad uno degli ultimi semafori (o dei primi: a mario piace pensare che la strada del lavoro vada verso casa e non viceversa), prossimo al parcheggio dell’enorme edificio, da più di 10 giorni deve scansare una grossa buca in mezzo alla carreggiata: i primi giorni ci finiva sempre dentro con la ruota anteriore sinistra.

perchè nessuno segnala che c’è questa buca? mi rovinerò la corolla nuova”, pensava ogni volta che ci finiva dentro.

spesso, o all’andata o al ritorno, riconosceva qualche auto di collega che crollava anch’esso dentro al buco e a mario sembrava ogni volta di leggere sulle labbra, dopo la legittima imprecazione, una frase del tipo “perchè non la segnalano, perchè non la tappano?” e si compiaceva di essere in buona compagnia intellettuale.

già, perchè non la segnalano? in fondo, mario dovrebbe essere tutelato: rischia ogni giorno di rompere la sua auto andando a compiere il suo dovere di impiegato statale.

eppure, solo a roma, sono migliaia e migliaia i funzionari pubblici, gli operai pubblici, gli ispettori pubblici, i politici pubblici, i portaborse pubblici che, ogni giorno, vedono quella buca o ci finiscono dentro.

…ci finiscono dentro.

Massimiliano ha 46 anni.

Massimiliano, da 17 anni, passa la sua vita in stato di minima coscienza spostandosi dal letto alla sedia a rotelle, dove deve rimanere per alcune ore al giorno per scongiurare una parte delle complicanze dovute all’allettamento.

ormai praticamente tetraplegico e capace di sole risposte monosillabiche, Massimiliano era un architetto che lavorava in uno studio dell’eur.

17 anni fa stava andando a lavorare con il suo scooterino 50 ed ebbe un incidente stradale.

Massimiliano si piantò in una buca con la ruota anteriore del suo scooter a circa 45 km/h, si ribaltò e batté violentemente schiena e nuca sull’asfalto, ferendosi e fratturandosi in più punti.

il trauma cranico, nonostante il casco, fu devastante.

la buca che causò l’incidente era prossima ad un semaforo non distante dal grande catasto di roma.

la buca era la stessa che mario, per più di 10 giorni, auspicò venisse segnalata da qualcuno.

già dopo 1 ora dall’incidente, la buca venne riempita solertemente da alcuni operai che, nel colmarla, alterarono anche i rilievi dei vigili intervenuti poco prima. i vigili protestarono e sgridarono gli operai per la scarsa attenzione che misero nel fare il lavoro, ma non ripassarono i segni dei rilievi.

da 17 anni, la madre di Massimiliano è in causa con l’anas e il comune di roma che, efficacemente, sono riusciti a procrastinare il risarcimento.

risarcimento che arriverà.

oh…sì, arriverà. comprensivo anche di interessi legali.

ma arriverà in un momento della vita di Massimiliano in cui servirà, a meno che non muoia prima per qualche scompenso respiratorio o circolatorio, solo per garantirgli un’assistenza decente dopo che la madre, quasi ottantenne, non ci sarà più.

il risarcimento sarebbe stato molto utile nel primo anno dopo l’incidente, quando, con alcune terapie in più, si sarebbero potuti arginare alcuni danni motori e, forse, anche cognitivi.

mario, anche quel giorno, arrivò prima delle 8:30 e già alle 8:32 era al bar del catasto a leggere una delle numerose copie del messaggero (quel giorno erano almeno 150 e si potevano portare via).

quella mattina aveva notato che, finalmente, qualcuno aveva chiuso la buca che rischiava di rompere il semiasse della sua nuova corolla.

erano le 8:54 e poco prima che si alzasse per andare in ufficio, nelle pagine della cronaca cittadina, proprio mentre la sua mano destra alzava i lembi del quotidiano per chiuderlo, i suoi occhi lessero un titoletto che, però, non venne recepito con convinzione dalle sue sinapsi che ne cancellarono il contenuto dopo meno di 35 millesimi di secondo.

ennesimo incidente, per fortuna non mortale, sulle strade dissestate dell’eur. il buco che ha causato la caduta del centauro è stato, però, prontamente chiuso

mario, anche quel giorno, dopo meno di 2 ore in cui scansionò vecchie mappe, tornò a casa già alle 16:06.

doveva preparare i bagagli per passare il fine settimana ad ostia.

ps

max è un paziende che sto seguendo durante il mio tirocinio del secondo anno di fisioterapia: è caduto dal motorino a roma un po’ di anni fa finendo in una grossa buca non segnalata.

max ha subito una gravissima cerebrolesione e non è più Max.

mario, non so chi sia.

ma sono tanti in tutta italia.

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