la scienza non è una fede, è un fatto

ovvero, è più facile credere ai marziani che alla duplicazione del DNA

AVVISO: quanto scritto nel seguito è da ritenersi frutto di considerazioni soggettive e non supportate da un reale sapere scientifico e/o conoscenza oggettiva sull’argomento. tenetelo bene a mente.

questo è un disclaimer, un avviso sul fatto che parlerò di un argomento su cui non posseggo le conoscenze scientifiche per comprenderne completamente tutti gli effetti e aspetti secondari.

da oggi, lo scriverò prima di ogni mio odio che non riguarderà solo bazzecole ma questioni più o meno scientifiche che esulano dal mondo della geologia, infrastrutture, grandi opere e/o urbanistica, argomenti su cui posso dire di saperne qualcosa.

bene, veniamo al pippone di oggi.

ieri ho mostrato ad un amico 2 immagini del virus batteriofago t2 realizzate al microscopio a scansione elettronica (SEM in inglese), sia in 2 dimensioni che in 3D.

le figurine sono queste…

mi ha risposto che “non può essere naturale”.

conosciamo il fago-virus t2 da almeno 70 anni e da almeno una cinquantina, grazie all’invenzione dei microscopi a scansione, sappiamo qual è la sua forma.

è indubbio…assomiglia ad un’astronave marziana. veramente impressionante…

o forse…sono le astronavi marziane che assomigliano al t2.

il t2 è il virus che infetta il batterio escherica coli, l’animaletto da compagnia, molto più utile di qualsiasi gatto, che vive ad equo-canone nel nostro intestino e ci aiuta a digerire meglio.

il t2 è in media un po’ più grande del virus che, negli ultimi 4 mesi, sta dimostrando all’uomo che non bisogna guidare enormi jepponi per essere forti e potenti: è grande circa 200 nanometri (nm) contro i 100 scarsi del sars-cov-2.

ribadisco, il sars-cov-2 è grande meno di 100 nanometri (nm).

sapete cosa significa?

anche questo concetto è inconcepibile per la maggioranza della gente.

noi possiamo arrivare a vedere oggetti di 0,2 millimetri, cioè 200 micrometri (μm).

un fago-virus t2 è grande 200 nanometri, cioè 0,02 micrometri, quindi 0,0002 millimetri, che significa 1000 volte più piccolo di ciò che il migliore falco-umano riesce a vedere.

significa dire “più piccolo della metà, della metà…” di questo · (puntino) e poi continuare a ripeterlo per 1000 volte. più o meno.

 

in questi mesi ho sentito molte persone dire che non sanno più a cosa credere: “non credo più a niente, ma tutto può essere vero”, mi ha detto l’amico che ritiene “non naturale” il fago-virus t2.

ma mi ha anche detto che non crede alla storia dei pipistrelli. ma non ci crede non perchè pensa che siano stati altri animali a covare per noi il sars-cov-2. no, non ci crede perchè pensa che non sia possibile che i virus passino da una specie animale ad un’altra.

e questo, signore e signori, è il nocciolo della questione, il bando della matassa, il concetto fondamentale:

l’ignoranza non permette di comprendere concetti come l’invisibilità all’occhio umano, il salto tra specie dei virus, la replica del DNA e le mutazioni genetiche di qualsiasi essere vivente (e anche dei virus che, ricordo, non sono considerati esseri viventi in senso stretto).

chi è ignorante in una materia, deve affidarsi (che ha solo 2 lettere in più di fidarsi) a qualcuno che ne sa più di lui.

con i social, la gente, non si fida più di nessuno. o meglio…si fida di più di chi fornisce soluzioni semplici da capire.

di sicuro, in italia la carenza di fiducia per le teste a punta, i luminari, gli scienziati e gli esperti virologi è stata minata, soprattutto, dalla questione “mascherine, sì – mascherine, no”.

a marzo, molte di queste personalità scientifiche dicevano che le mascherine non servivano a niente. probabilmente, queste voci non erano molte, però abbastanza da contrastare le affermazioni di tante altre personalità scientifiche che, invece, dicevano che le mascherine servono a molto.

e qui, introduco un altro concetto, “il fatto scientifico”.

si parla di fatto scientifico quando una teoria viene costantemente verificata da esperimenti diversi eseguiti in tutto il mondo.

quando si scopre una nuova forma vivente, un nuovo elemento chimico, una nuova molecola, un nuovo batterio o un nuovo virus, non si può parlare di fatti scientifici per molto tempo. nel frattempo, si parla di ipotesi e, appunto, teorie.

capisco benissimo che un virus che mina il nostro tanto caro sistema economico facendo morire anche un bel po’ di persone susciti molto, ma molto fastidio e che, quindi, si reclamino risposte immediate e fulminee (esemplare perfetto di homo politico ansiosus è trump).

ma con i virus non si può.

non si può pretendere risposte al brucio.

non si può.

occorre aspettare che si facciano esperimenti che, infatti, dopo circa 5 mesi dalla scoperta, sono diventati molti, eterogenei e internazionali.

 

ma torniamo al “salto della specie”.

la pandemia influenzale del 1918, conosciuta come spagnola, si è originata da un virus che non soltanto effettuò un salto tra animali appartenenti alla stessa classe (dei mammiferi, per esempio), ma tra animali di classi diverse: dai polli agli uomini.

il virus che ha causato la pandemia influenzale del 2009 (denominata A/H1N1) ha generato una malattia chiamata influenza suina: lo studio del genoma del virus ha trovato un frullato di materiale genetico derivato da un virus influenzale umano, uno aviario, 2 differenti ceppi suini e  una spruzzata del virus spagnolo del 1918. meglio di un mojito!

ah…giusto per dargli onore: si chiama spagnola non perchè è partita dalla spagna, ma perchè i primi e quasi unici giornali che parlarono della pandemia furono quelli, appunto, spagnoli. la pandemia si originò da un enorme ospedale militare nel nord della francia in cui, tra latrine a cielo aperto, fango e altri confort i soldati feriti rimanevano attaccati tra loro e a uno sputo da serragli con ogni genere di animali necessari per la gestione del campo: polli, maiali, vacche, cavalli, ecc…e voilà, ecco generato il perfetto ambiente di diffusione per qualsiasi virus!!! e senza bisogno di alcun laboratorio segreto!

conclusione di questo pistolotto in merito al salto della specie

sono milioni di anni che gli agenti patogeni come i virus e i batteri passano tra animali diversi.

non c’entra soros e nessuna cospirazione del cazzo.

solo la natura e questa semplice equazione:

x9 soggetti da infettare + tempo = virus nuovi

 

ma torniamo alle mascherine che molti bistrattati, ingenui e poco empatici virologi hanno dichiarato inutili per il sars-cov-2.

questa è la fotografia realizzata con un microscopio a scansione elettronica di una fibra di crisotilo, uno dei minerali definiti “amianto” dalla normativa italiana e, quindi, considerati cancerogeni.

crisotilo

in basso si può notare la scala grafica indicante 5 micrometri (μm): 0,005 millimetri.

le fibre, anzi, le fibrille più piccole del crisotilo arrivano a misurare 0,02-0,04 μm: 20-40 nanometri (nm), la metà del virus sars-cov-2. in generale, però, ci si orienta sui 100 nanometri.

giusto per dare sfoggia di cultura: le celebri PM10 sono polveri di dimensioni inferiori a 10 μm (10000 nm oppure 0,010 mm, a seconda se le cose vi piacciano grandi o piccole).

quando si deve rimuovere materiali contenente crisotilo e, in generale, amianto, bisogna utilizzare protezioni per la sicurezza che sono via via più complesse a seconda che l’amianto sia compatto (lastre, mattoni, tubi) oppure friabile (spruzzato su oggetti e superfici varie).

questi sono i dispositivi standard per rimuovere l’amianto compatto:

e queste sono le protezioni per la rimozione dell’amianto friabile:

dicevo che le fibrille di amianto possono essere anche un po’ più piccole dei virus ma, generalmente e per semplificare, diciamo che hanno le stesse dimensioni (il che, in media, è assolutamente vero).

queste sono il genere di protezioni che tutti noi usiamo per contrastare la diffusione del sars-cov-2

mascherina chirurgica

vogliamo essere un po’ più sicuri? molti usano queste di tipo fftp2…

mascherina-monouso-ffp2

facciamo un confronto all’americana? a sinistra un tecnico che bonifica ambienti da amianto friabile, a destra un manichino che si protegge dal sars-cov-2.

è vero che in condizioni di bassa umidità l’amianto è molto più volatile di qualsiasi virus, ma le dimensioni sono le stesse.

se per difendersi da fibre di amianto bisogna diventare palombari, perchè per difendersi da un virus, della stessa dimensione, dovrebbe bastare una mascherina chirurgica?

secondo quanto riportato da un articolo del corriere della sera che ne ha anticipato le conclusioni, un esperimento condotto all’università di hong kong su 52 criceti (esperimento che, come tutti quelli condotti in questi mesi, dovrà essere replicato altre volte per trasformare la conclusione in fatto scientifico) ha concluso che se si pongono delle mascherine chirurgiche sulle gabbie dei criceti infettati, dopo un giorno di permanenza all’interno dello stesso flusso di aria, i criceti sani venivano contagiati il 50% in meno rispetto al medesimo esperimento eseguito senza protezione.

da questo cosa si deduce?

che ad hong kong, che è un buco di culo di paese, fanno più esperimenti che da noi!

ah…no, non è questa la deduzione che se ne può fare.

la deduzione è che le mascherine diminuiscono il rischio di contagio della metà.

ovviamente, noi non siamo criceti, anche se spesso ci comportiamo come tali.

mentre ci sono, vi scasso gli zebedei con un altro concetto: il rischio.

non esiste il rischio zero.

in nessun evento che può coinvolgere l’uomo, si può essere sicuri che quell’evento non capiterà mai. il rischio zero è una roba da politici che raccontano ai comizi elettorali.

anche un palombaro come questo

palombaro

che poi passa in camere di decontaminazione e segue tutti i protocolli di sicurezza ha un rischio, seppur minimo, di ammalarsi di mesotelioma alla pleura che, ricordo, è il carcinoma causato dall’inalazione di fibre di amianto (quante, per quanto tempo, e perchè non è ancora chiaro).

ma se per ridurre il rischio di inalazione di fibre di amianto occorre diventare palombari, come sono i virologi che devono studiare il sars-cov-2?

così

virologi in laboratorio

da tutto ciò, io deduco che le mascherine chirurgiche, per chi non è già una fabbrica di sars-cov-2, servono sicuramente a ridurre il rischio di essere contagiati (vige il concetto del meglio un tocco di pane che niente), ma questa riduzione è veramente limitata. sono però molto utili a limitare gli sputacchi di chi è già infetto. e questo è esattamente il motivo del perchè, in giappone, almeno da 30 anni i malati di raffreddore girano in mascherina: per rispetto nei confronti degli altri e non perchè si divertono a vestirsi da carnevale o perchè siano gente strana.

i giapponesi, possedendo molto senso civico, rispettano moltissimo il prossimo.

il prossimo…quella parolina che noi cattolici dovremmo avere cucita nel DNA e, invece, ci è totalmente sconosciuta.

le mascherine servono soprattutto per ricordarci che continua a circolare un virus che uccide almeno il 5% dei contagiati.

e all’uomo comune non serve a niente sapere se il virus è passato dal pipistrello al pangolino e poi all’uomo, oppure dal pipistrello all’uomo, o dal gallo cedrone all’opossum e poi all’uomo o, ancora, se è stato diffuso apposta dai servizi segreti americani per contrastare l’economia cinese o da una fantomatica organizzazione mondiale per diminuire il numero della popolazione.

l’uomo comune deve essere conscio che un virus che, in determinate circostanze, arriva ad avere un tasso di letalità del 50% continua a girare in mezzo a lui.

e, soprattutto, l’uomo comune deve smettere di credere a qualsiasi cosa solo perchè è più facile da comprendere, per esempio, del meccanismo di replicazione del DNA.

la scienza ha bisogno di un po’ di tempo ma poi arriva a donarci fatti

e non pugnette come i social!

 

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